Valerio Barbini capolista SEL a Genova

Elezioni amministrative 2012: Valerio Barbini candidato per il Comune di Genova

Valerio Barbini, 25 anni e candidato capolista di Sel a Genova, la conoscienza diretta dei canditi lgbt delle elezioni amministrative del 2012 Venerdì 06 Aprile 2012 di La redazione di Gaynews in Primo piano Incominciamo con l’intervista a Valerio Barbini, 25 anni e candidato capolista di Sel a Genova, la conoscienza diretta dei canditi lgbt delle elezioni amministrative del 2012. Ecco che cosa ha raccontato a Pegaso.



Valerio, il tuo impegno sociale e politico incomincia da lontano…

 Sì ero ragazzino quando ho incominciato a frequentare movimenti e associazioni. Inizialmente ho fatto attività nel movimento studentesco e nei movimenti per la laicità. Nel 2006 ho iniziato il mio percorso nel movimento lgbt che mi ha portato a essere tra gli organizzatori del Genova Pride 2009, a essere fino ad un anno e mezzo fa presidente di Arcigay Genova, il mio impegno oggi continua come consigliere nazionale di Arcigay. Attualmente sono anche coordinatore provinciale di Sel nella mia città.

 Sei candidato Capolista per il comune di Genova nelle liste di Sel perchè?

Ho accettato la proposta di essere capolista con emozione e impegno, credo sia un riconoscimento del mio lavoro di questi mesi, ma che esprima anche la volontà del mio partito, ancora una volta di esporsi con forza, anche attraverso la mia figura, sui temi dei diritti.

Hai mostrato capacità sia sulle tematiche generaliste e, nello specifico, sulle tematiche lgbt. Cosa proponi per una Genova migliore?

 Come ci insegnano gli economisti le società che crescono sono le società accoglienti, le società che sanno includere le differenze. Genova ha una storia di incontro tra diversità e culture, nel nostro dialetto ci sono parole di origine araba e un cantautore come De Andrè cantava delle graziose e di Princesa. Una Genova migliore deve tornare ad essere accogliente e inclusiva, una città che non fa scappare i suoi giovani a Milano o più lontano ma che li fa tornare perchè costruisce opportunità, sia lavorative che culturali e di aggregazione. Una Genova migliore è una città che mette fine al dibattito estenuante sulla moschea, che va fatta perchè la libertà di culto è un diritto costituzionale e che si impegna a valorizzare la propria multiculiralità, partendo da esperienze di successo come quella del Suq. Una Genova migliore non pensa solo alla costruizione di grandi opere ma riparte dalla cura del suo territorio, perchè dovrebbero bastare le tragedie degli ultimi due anni a capire che la prima grande opera per Genova è il contrasto al dissesto idrogeologico. Una Genova migliore è una città che difende gli insediamenti industriali rimasti, come Fincantieri, ma sa ripensarsi a partire da una forte riconversione ecologica come città di innovazione e sviluppo e che crede nelle proprie potenzialità turistiche perchè sa di essere bellissima.

 E dal punto di vista strettamente gay?

 Prima di tutto penso al registro delle unioni civili, ma attenzione a non farci fregare. Contestualmente va introdotto l’attestato anagrafico; perchè altrimenti il valore è solo simbolico mentre qualche diritto, seppur limitato, come l’accesso alle case popolari può essere riconosciuto dal Comune. In secondo luogo vorrei che Genova fosse parte della rete RE.A.DY, formata dalle pubbliche amministrazioni impegnate sui diritti LGBT, non costa nulla, basta una delibera di giunta e permette di confrontarsi con chi ha già sperimentato buone prassi in Italia. Pensiamo agli sportelli LGBT presenti a Torino e in altri comuni che in questi anni ha fatto un ottimo lavoro ma non solo. A prescindere dalle azioni specifiche è fondamentale che la cultura della non discriminazione sia un paradigma di partenza per tutte le azioni del Comune, penso all’accesso al lavoro delle persone Transgender a partire dai dipendenti del Comune, alla formazione del personale comunale, alla parità di accesso a tutti i servizi. Credo che poi la mia storia basti per capire che credo nella necessità di un forte rapporto tra istituzioni e associazionismo.

La comunità lgbt genovese si trasferisce nel week end a Milano. Come promuovere la socializzazione locale e l’apertura di nuovi locali?

 Non è solo la comunità LGBT ad essere satellite di Milano, da Genova scappano se possono i giovani, etero o gay che siano, verso Milano ma non solo. Genova è una città con un’elevata età media e spesso la vita notturna e l’aggregazione giovanile sono state viste, purtroppo in alcuni casi anche dall’amministrazione, come un problema di ordine pubblico e disturbo della quiete e non come un’opportunità; poi certo rispetto alla comunità LGBT conosco molto bene il pendolarismo dei week-end verso Milano d’inverno e Torre del Lago d’estate. Penso però che la prima risposta a questo deve nascere nella nostra comunità, a partire dalla voglia di vivere la nostra città e di costruire i nostri spazi. Il Comune deve, prima di tutto, occuparsi di garantire che le persone LGBT abbiano cittadinanza in tutta la città occupandosi di contrastare l’omofobia e la transfobia, sapendo che in ogni locale pubblico e per le strade abbiamo diritto di stare senza vergogna e senza rischi. Rispetto ai locali rivolti ad una clientela LGBT credo che Genova dovrebbe prima di tutto provare a cogliere un opportunità, se siamo “satelliti” di Milano d’inverno, d’estate sono invece molti milanesi a scendere in liguria, e non sono certo tutti etero, i locali già presenti vanno coinvolti cogliendo la sfida di una promozione turistica della città indirizzata alla nostra comunità.
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 Fonte: Gaynews e Pegasonline